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Inserire un nuovo collaboratore: gli errori più comuni nei primi 90 giorni

Inserire un nuovo collaboratore: gli errori più comuni nei primi 90 giorni

Trovare il candidato giusto è una cosa. Farlo partire con il piede giusto è un’altra.

Una volta firmato il contratto, arriva una fase altrettanto importante: l’inserimento del nuovo collaboratore. I primi mesi possono determinare il modo in cui una persona percepirà il proprio ruolo, il rapporto con il team e, soprattutto, la propria permanenza in azienda.

Questo vale ancora di più nell’Automotive, dove molti ruoli richiedono familiarità con processi, strumenti, procedure e dinamiche specifiche della concessionaria o dell’officina.

Eppure, proprio nei primi 90 giorni, alcune aziende commettono errori che possono compromettere un inserimento partito con le migliori intenzioni.

L’inserimento non finisce il primo giorno

Uno degli errori più frequenti è considerare l’onboarding come una semplice formalità.

Presentare il nuovo collega al team, mostrare la postazione, consegnare gli strumenti di lavoro e spiegare le procedure di base è importante. Ma non è sufficiente.

Una persona appena entrata deve capire progressivamente come funziona l’azienda, cosa ci si aspetta da lei e a chi può rivolgersi quando incontra una difficoltà.

I primi 90 giorni dovrebbero quindi essere considerati come un vero percorso di inserimento, non come una singola giornata di accoglienza.

Errore 1: pensare che “se è stato assunto, saprà già cosa fare”

L’esperienza precedente è importante, ma non significa conoscere automaticamente il modo di lavorare della nuova azienda.

Un meccanico può avere anni di esperienza, ma dovrà comunque familiarizzare con procedure interne, strumenti, organizzazione dell’officina e modalità operative specifiche.

Lo stesso vale per un accettatore, un venditore o una figura amministrativa.

Competenze professionali e conoscenza del contesto aziendale non sono la stessa cosa.

Per questo è utile prevedere un periodo iniziale di affiancamento e lasciare spazio alle domande, anche quando sembrano banali.

Errore 2: affidare tutto al “collega di turno”

Un nuovo collaboratore ha bisogno di una persona di riferimento.

Lasciare che sia semplicemente il team a occuparsi del suo inserimento può funzionare in alcuni casi, ma rischia di creare informazioni frammentarie e modalità di lavoro differenti.

Meglio identificare fin dall’inizio chi sarà il punto di riferimento per il nuovo arrivato.

Non deve necessariamente essere il responsabile: può essere anche un collega senior che conosce bene il ruolo e può accompagnare la persona nelle prime settimane.

Errore 3: spiegare le mansioni, ma non gli obiettivi

“Ti occuperai di questo, questo e questo” non è un vero onboarding.

Una persona deve sapere anche come verrà valutato il suo lavoro.

Quali risultati ci si aspetta nei primi mesi? Quali sono le priorità? Quali attività deve imparare prima? Quando sarà considerato autonomo?

Stabilire obiettivi progressivi permette al nuovo collaboratore di capire se sta andando nella direzione giusta e all’azienda di verificare concretamente come sta procedendo l’inserimento.

Errore 4: aspettare tre mesi per chiedere come sta andando

I 90 giorni non dovrebbero essere un periodo in cui l’azienda osserva in silenzio.

Un confronto dopo pochi giorni, uno dopo alcune settimane e uno al termine del primo trimestre permette di intercettare prima eventuali difficoltà.

E non dovrebbe essere un confronto a senso unico. Anche il nuovo collaboratore dovrebbe poter dire:

  • cosa sta funzionando;
  • cosa non è ancora chiaro;
  • quali difficoltà sta incontrando;
  • di quale supporto avrebbe bisogno.

Un problema affrontato nel primo mese è molto più semplice da risolvere di uno scoperto dopo tre.

Errore 5: dimenticare la parte “umana”

Un inserimento efficace non riguarda soltanto procedure e strumenti.

C’è anche il rapporto con il team.

Capire come comunicano i colleghi, come vengono gestite le informazioni, quali sono le dinamiche tra reparti e a chi rivolgersi per una determinata esigenza fa parte dell’apprendimento del nuovo collaboratore.

Nell’Automotive questo aspetto è particolarmente importante: officina, Service, vendite, magazzino e amministrazione devono spesso collaborare quotidianamente.

Inserire una persona significa quindi inserirla in un sistema di relazioni, non semplicemente in una posizione.

I primi 90 giorni sono anche un test per l’azienda

C’è un altro aspetto da non sottovalutare.

L’onboarding non serve solo all’azienda per capire se il nuovo collaboratore è quello giusto.

Serve anche al collaboratore per capire se l’azienda è quella giusta per lui.

Durante i primi mesi una persona si fa un’idea molto concreta dell’ambiente di lavoro, della qualità della comunicazione, delle possibilità di crescita e della coerenza tra ciò che è stato raccontato durante il colloquio e ciò che trova realmente.

Per questo un inserimento poco organizzato può avere conseguenze anche sul Talent Retention.

Come rendere più efficace l’inserimento

Non serve necessariamente creare procedure complesse.

È sufficiente partire da alcuni elementi concreti:

Prima dell’ingresso: preparare strumenti, accessi, documentazione e definire chi seguirà il nuovo collaboratore.

Primo mese: concentrarsi sulla conoscenza dell’azienda, dei processi, del team e delle attività principali.

Secondo mese: aumentare progressivamente autonomia e responsabilità.

Terzo mese: verificare risultati, difficoltà e livello di autonomia, definendo i prossimi obiettivi.

In questo modo i primi 90 giorni diventano un percorso con tappe precise, invece di un periodo in cui si spera semplicemente che “vada tutto bene”.

Dal recruiting all’inserimento: il lavoro non finisce con l’assunzione

Trovare il candidato giusto è fondamentale, ma una buona selezione perde valore se l’inserimento non è all’altezza delle aspettative.

Per le aziende Automotive, soprattutto quando è difficile trovare professionisti qualificati, investire nei primi mesi significa anche proteggere l’investimento fatto nel recruiting.

Per questo La Fenice HR Solutions non si limita a individuare il profilo più adatto: affianca l’azienda anche nella fase successiva all’inserimento, monitorando l’andamento della collaborazione per verificare che il match tra professionista e realtà aziendale funzioni nel tempo.

Perché trovare la persona giusta è il primo passo. Creare le condizioni perché possa inserirsi, lavorare bene e restare nel lungo periodo è altrettanto importante.

Se cerchi un partner che ti supporti dalla selezione all’inserimento di professionisti qualificati nel settore Automotive, contattaci: servizi@lafenicehr.it.

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